Com’è nato “Il senso del coraggio”

L’idea di scrivere “Il senso del coraggio” è nata nel luglio 2014, durante l’estate tra il terzo e il quarto anno di liceo.

Anche se avevo solo diciassette anni, il desiderio di scrivere un libro mi aveva già sfiorato più volte, sin dall’infanzia: ricordo ancora le lunghe ore trascorse a digitare sulla tastiera, assecondando la mia immaginazione di bambino.

Quella volta, però, non avevo intenzione di arrendermi qualora l’ispirazione non fosse arrivata. E il lampo di genio tardava davvero a presentarsi.

Così iniziai a navigare su Internet, alla ricerca di un articolo che mi fornisse la chiave per trovare l’idea che stavo cercando invano da giorni.

Dopo qualche sera di infruttuose ricerche, lessi un suggerimento radicalmente diverso dagli altri. Il concetto era, a grandi linee, il seguente: “Bisogna seguire il proprio istinto”.

Nessuna formula magica, nessuna frase da guru, nulla di tutto ciò.

Sembrava tutto così semplice. Forse troppo semplice.

Dopo qualche secondo di scetticismo, nonostante l’ora tarda (erano le due del mattino) decisi di fidarmi dello sconosciuto autore e aprii un file di Word, affrontando finalmente la paura del foglio bianco.

Istintivamente iniziai a descrivere un momento di crisi di un uomo, senza interrogarmi sulla sua identità, sul suo passato e sul suo futuro.

Mentre costruivo le prime frasi, la storia di Marco Grassi, il protagonista del mio romanzo, iniziava a formarsi nella mia mente e ciò che il mio subconscio mi aveva dettato acquisiva un senso razionale.

Quella notte, del tutto inaspettatamente, era nato “Il senso del coraggio”.

La mia campagna di crowdfunding con Bookabook

Come preannunciato sulla mia pagina Facebook (Davide Piccolo Autore), il 30 agosto è una data importante. Finalmente è giunto il momento di comunicarvi il motivo: l’inizio della mia campagna di crowfunding su Bookabook. Ma facciamo un passo indietro.

“Il senso del coraggio”

Nel dicembre 2015, appena diciottenne, ho deciso di autopubblicare la mia opera prima, il romanzo “Il senso del coraggio”.

Ero consapevole del fatto che la mia limitata capacità promozionale mi avrebbe impedito di diffondere il mio libro ad un pubblico ampio, per cui ho presto messo da parte i sogni di gloria e mi sono accontentato di donare il libro ad amici e parenti.

Questo fino a quando ho conosciuto Bookabook.

In cosa consiste la campagna

Dopo aver superato le due fasi di selezione, ho concordato la data di inizio della campagna di crowdfunding, che prevede la pubblicazione del mio romanzo nel caso in cui raggiunga quota 200 copie vendute entro il limite di tempo stabilito.

Si tratta di un obiettivo ambizioso, ma che intendo perseguire con il massimo impegno e che, con il vostro supporto, avrò la possibilità di raggiungere.

P.S. Prossimamente pubblicherò nuovi articoli su questo blog, in cui racconterò del mio rapporto con la scrittura, analizzerò i personaggi principali (senza spoiler, niente paura) e svelerò alcuni retroscena riguardo la stesura del romanzo.

Stay tuned!

Foto di studenti intenti a svolgere l'esame

L’inutilità dell’esame di maturità

Da mesi sostengo che l’esame di maturità sia una delle maggiori fonti di ingiustizia nel sistema scolastico italiano.

Prima di esporre questa idea, ho atteso di confrontarmi con esso, in modo da verificare che le mie supposizioni avessero una certa validità.

Come avevo previsto, la mia opinione a riguardo non è cambiata.

In primo luogo, mi chiedo come quattro prove possano contribuire in misura determinante alla definizione del giudizio complessivo relativo a un percorso lungo cinque anni, costellato di infinite prove scritte ed orali che, a mio parere, sono più che sufficienti per valutare le conoscenze degli alunni.

Per questo motivo, ritengo che sottoporre gli studenti ad un esame finale e a un relativo carico di studio disumano sia una inutile barbarie.

In secondo luogo, mi pare evidente come questo sistema possa portare a valutazioni non corrispondenti all’impegno profuso negli anni precedenti.

Infatti, chi è stato ammesso agli esami per il rotto della cuffia ha la possibilità di ottenere un voto più alto di chi, per quanto più dotato e responsabile, è stato penalizzato durante l’esame dall’emozione o da sfortunate coincidenze.

Qualcuno potrebbe obiettare che l’esame di stato è un modo per controllare che le valutazioni assegnate dai singoli istituti non siano falsate, grazie all’impiego dei commissari esterni.

Tuttavia, come ho potuto verificare, anche l’unica giustificazione possibile all’esistenza dell’esame di maturità è stata smentita dalla realtà dei fatti.

Non resta che sperare che chi ha potere decisionale ponga fine a questa insensata consuetudine.

La copertina dell'album "Io tu noi tutti"

“Ami ancora Elisa”, un capolavoro quasi sconosciuto

Lucio Battisti è uno degli artisti più amati della musica italiana, famoso soprattutto per canzoni come EmozioniCon il nastro rosaI giardini di marzo, solo per citarne alcune.

Oltre a tanti capolavori giustamente famosi, esistono canzoni di livello non inferiore, ma che non hanno raggiunto la stessa popolarità.

Senza dubbio, Ami ancora Elisa appartiene a tale categoria di brani.

Questa canzone narra una storia d’amore ormai finita tra il protagonista e una donna di nome Elisa, il ricordo della cui sensualità continua ad occupare i suoi pensieri.

Infatti, nonostante a parole dichiari di sentirsi “tranquillo come un’anatra sul lago” e distante “da quelle eccitazioni, dalle facili emozioni”, la voce della sua coscienza continua a ripetere la frase “ami ancora Elisa”, che svela quali siano i suoi reali sentimenti.

Ciò nonostante rifiuta la verità, ribadendo la propria distanza dalla relazione ormai conclusa con l’insistito grido “giuro no”.

Nel finale, tuttavia, all’anafora “ami ancora Elisa” non segue la consueta smentita. Da ciò è possibile ipotizzare che il protagonista abbia finalmente accettato di provare ancora un forte sentimento verso la donna, giungendo alla risoluzione del suo conflitto interiore.

 

Foto di un uomo con una lampadina in mano

Il falso mito dell’ispirazione

Quando si parla di libri e scrittori, si è spesso portati a pensare al momento in cui un romanzo viene concepito, associandolo solo ed esclusivamente all’ispirazione.

Ma questa interpretazione, come ho accennato in un precedente articolo (La scrittura: un’attività complessa), è riduttiva, per quanto indubbiamente affascinante.

Infatti, l’istante dell’ispirazione costituisce sì la base per la scrittura di un romanzo, ma la costruzione della trama richiede un’ulteriore dose di intuizione ed immaginazione.

Nella stesura de Il senso del coraggio, per quanto riguarda la mia personale esperienza, l’ispirazione vera e propria ha costituito “solo” la scintilla che mi ha permesso di scrivere la scena chiave del romanzo.

Da questa base ho avuto la possibilità di ricostruire l’identità del protagonista, gli avvenimenti precedenti e la conclusione della storia, procedendo tramite un’associazione di idee.

Ciò mi porta ad affermare come l’ispirazione, comunemente ritenuta come un’intuizione geniale e risolutiva, non sia prerogativa di uomini straordinari e, per questo motivo, necessiti del supporto di un lavoro significativo.

 

 

Foto di un viale alberato fiorito

“I giardini di marzo” e il tema del coraggio

“I giardini di marzo” è una delle canzoni più belle e famose prodotte dal sodalizio artistico tra Lucio Battisti e Mogol, capolavoro che coniuga un testo di straordinaria profondità e una melodia di altissimo livello.

È nella seconda strofa che il testo entra nel vivo, introducendo il tema del coraggio, centro della riflessione operata nel brano.

“All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri/ io restavo a guardarli cercando il coraggio per imitarli/ poi sconfitto tornavo a giocar con la mente e i suoi tarli/ e la sera al telefono tu mi chiedevi perché non parli”, canta il grande Lucio. Questi versi focalizzano l’attenzione sulla mancanza di coraggio, perfino nel compiere un’azione comune e apparentemente banale.

Nel ritornello si crea una forte opposizione tra l’incapacità di agire e la profondità dell’animo del protagonista, resa evidente dall’espressione “l’universo trova spazio dentro me”.

Eppure la frase “Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c’è” riporta al problema della carenza di coraggio, indispensabile per tradurre in realtà la grandezza della propria interiorità.

Nell’ultima strofa nella mente del protagonista tornano ad affiorare i ricordi, che lo riportano alla rivelazione di un tradimento da parte di una donna, che gli chiede aiuto per uscire da questa situazione. Ma il protagonista “l’ha ignorata per un fatto di orgoglio”, come spiega Mogol in un’intervista.

Questa ennesima dimostrazione della sua mancanza di coraggio è definitivamente confermata dal ritornello e, in particolare, dalla frase risolutiva “Ma il coraggio di vivere, quello, ancora non c’è”.

 

 

 

Disegno simbolico di un ragazzo creativo

Il rapporto ambiguo tra scuola e creatività

La scuola è universalmente riconosciuta come il luogo di formazione per eccellenza, in cui vengono plasmate le giovani menti.

Durante gli anni di istruzione noi studenti veniamo tempestati di informazioni di varia natura e sottoposti a prove ripetute.

L’ampliamento del bagaglio culturale costituisce la condicio sine qua non perché la creatività possa svilupparsi, specialmente se a ciò si somma una particolare predisposizione.

Tuttavia, la mole di lavoro imposta dagli insegnanti finisce spesso per ridurre notevolmente il tempo libero, precludendo spesso la possibilità di rielaborare le conoscenze acquisite alla luce del proprio estro.

Trovare un equilibrio tra i doveri scolastici e lo spazio riservato all’iniziativa personale costituisce una delle sfide più grandi del nostro sistema scolastico, ma una soluzione è indispensabile affinché gli italiani tornino ad essere un “popolo di santi, poeti e navigatori”.

 

 

Logo di Streetlib

Il self-publishing: la nuova frontiera dell’editoria

Il mondo dell’editoria italiana, come noto, vive un momento di difficoltà, in parte dettato dalla crisi economica, in parte dalla scarsa attitudine alla lettura di noi italiani.

A questo periodo poco felice, gli editori hanno risposto riducendo al minimo i rischi d’impresa. Come? Semplicemente affidandosi ad autori affermati che, disponendo di una certa popolarità, permettono agli editori stessi di ottenere dei guadagni sicuri.

Tale situazione penalizza gli esordienti come me, i cui lavori vengono spesso ignorati. Inoltre, in caso di pubblicazione, le percentuali riservate agli autori non superano il 10% del prezzo di copertina, secondo la stima di esperti del settore.

Tuttavia, c’è una via d’uscita: il self-publishing, che consiste nella pubblicazione tramite una piattaforma online che, a differenza degli editori, non richiede la cessione dei propri diritti d’autore.

Questo è il caso di Streetlib,a cui mi sono affidato per l’autopubblicazione de “Il senso del coraggio”.

In primo luogo, Streetlib offre l’opportunità di convertire il proprio file nel formato ePub e di pubblicare il proprio ebook nelle librerie collegate a costo zero, con una percentuale  di guadagno che gli editori tradizionali non possono garantire.

In secondo luogo, è possibile acquistare delle copie cartacee a prezzo ridotto e di gestirle in totale autonomia.

Sicuramente la facilità di pubblicazione e la gratuità causano l’inserimento sul mercato di prodotti di bassa qualità, ma sono convinto che il self-publishing sia il futuro dell’editoria, come affermano anche molti addetti ai lavori, e che questo nuovo fenomeno impedisca che opere di valore siano condannate all’oblio dalla scarsa (e giustificabile) attitudine degli editori al rischio.

 

 

Foto di Rino Gaetano con il titolo della canzone

La denuncia sociale di “Ti ti ti ti”

Per inaugurare la categoria dedicata alla musica, ho deciso di prendere in esame la canzone “Ti ti ti ti” di Rino Gaetano, uno degli artisti più innovativi e pungenti della musica italiana.

Questo capolavoro del cantautore crotonese, pubblicato nel 1980 nell’album “E io ci sto”, rappresenta perfettamente il suo atteggiamento di polemica nei confronti della classe politica, motivo per cui mi sento particolarmente legato a “Ti ti ti ti”.

Il testo, per quanto accompagnato da una base musicale leggera, mostra un pensiero forte, caratteristico di molte sue celeberrime canzoni.

Nella prima parte, Rino esprime il proprio atteggiamento agonistico nei confronti di una realtà fortemente influenzata dal potere, ben rappresentato dalla frase “A te che non sopporti la pazienza o abbandonarti alla più sfrenata continenza”.

La continenza. Una condotta certamente estranea a Rino Gaetano.

Nella seconda parte della canzone, caratterizzata dalla continuazione dell’insistente apostrofe “a te” rivolta all’ascoltatore, Rino individua esplicitamente i suoi obiettivi polemici.

In modo particolare i politici, “disposti a mandar tutto a puttana pur di salvarsi la dignità mondana”,  a sacrificare il bene comune pur di tutelare i propri interessi. Gli stessi che “partono tutti incendiari e fieri” ma che, dopo aver ottenuto il potere, “sono tutti pompieri”, pronti a spegnere il fuoco delle parole precedentemente pronunciate a favore di un cambiamento che, una volta raggiunto il proprio scopo, non sarebbe che un ostacolo al perseguimento del proprio utile.

La descrizione di una realtà rimasta immutata, che mai nessuno è riuscito a mostrare con l’ironia, l’efficacia e la partecipazione emotiva di Rino Gaetano, un uomo comune e al contempo straordinario.

 

 

Disegno di una penna

La scrittura: un’attività complessa

In un blog che, come quello che ho appena iniziato a curare, si propone di trattare di scrittura, è necessario individuare i caratteri predominanti di tale attività.

La scrittura, istintivamente, potrebbe apparire come il frutto di una geniale ispirazione e di un innato talento compositivo.

Ma, per quanto indiscutibilmente più poetica, questa interpretazione non coincide con la realtà.

Infatti, essa richiede un’insospettabile applicazione, indispensabile per chi desidera affinare le proprie capacità e trovare una propria cifra stilistica.

A tal fine occorre individuare dei modelli a cui fare riferimento e soffermarsi sugli espedienti tecnici adottati per le varie situazioni.

Tutto ciò comporta, inevitabilmente, un dispendio di tempo e di energie superiore rispetto ad una lettura effettuata per intrattenimento.

Tuttavia, solo focalizzando la propria attenzione sulle modalità espressive di scrittori che hanno maturato uno stile compiuto e misurandosi con essi in maniera obiettiva è possibile prendere coscienza dei propri limiti, in modo da poterli superare.